Intervista al Professor Di Francesco Gabriele , docente di sociologia generale presso l' Università degli Studi "G. D'Annunzio"

Il professore Di Francesco mi ha gentilmente rilasciato questa intervista, dove in realtà la mia domanda, (quali sono le principali direttrici della transumanza teramana?) è l’occasione per un racconto sui percorsi tratturali dei pastori dei Monti della Laga.

“L’area di Crognaleto, di S.Giorgio, Cortino, insieme con l’area di Rocca Santa Maria e del Ceppo in generale, avevano il loro naturale sbocco, anche attualmente, verso Amatrice perché il passo era più agevole e i pastori avevano un accesso immediato ai pascoli… la Puglia era troppo lontana!

Una prima direttrice attraversava l’area di Campotosto e approdava ad Amatrice .

Le zone intorno ad Amatrice: Posta, San Giusta, Bacugno, Steccato, Borgo Velino e le terme di Cotilia, erano tutte servite dall’antica Salaria, che era sempre percorribile, e formano una specie di altopiano con fonti termali calde… le praterie c’erano sempre… è una zona chiusa e, anche se intorno è freddo, le condizioni climatiche sono favorevoli proprio per la presenza delle terme.

Molti pastori si fermavano qui, non continuavano, non ne avevano motivo .

Sempre in queste zone si trova l’antica abbazia dei Santi Quirico e Santa Giuditta che è costruita dentro al fiume Velino, nelle Gole di Sigillo di Valle Scura, ed era un posto di controllo di tutti i traffici che passavano nell’area reatina.

Inoltre, non dimentichiamoci, che a quei tempi stavamo ancora nel Regno: Bacugno, Amatrice Cittareale ….buona parte della provincia di Rieti, era Abruzzo.

E’ diventato Lazio nel 1927, con il riordino della struttura amministrativa dello Stato, quando D’Annunzio e Acerbo hanno elevato a provincia Pescara.

Nel XV secolo i confini erano estremamente incerti … non c’era solo il Regno, c’erano anche molti feudi e alcuni comuni.

Non bisogna riferirsi tanto ai confini amministrativi, quanto ai confini delle diocesi perché ancora oggi, ad esempio, Martinsicuro, Alba Adriatica fanno parte della diocesi di San Benedetto;

Ancarano fa parte della diocesi di Ascoli;

S.Egidio, Ponzano, Civitella del Tronto, fanno parte di San Benedetto che in realtà era San Benedetto, Ripatransone e Montalto.

Ancarano addirittura era feudo personale del Vescovo di Ascoli.

Quindi il passaggio da una parte all’altra dei confine, era quanto di più vago ci potesse essere.

I confini della montagna erano difficili da stabilire ed erano determinati piuttosto dalle Universitas bonorum che altro non erano che i territori della comunità:

Cortino aveva il suo bosco… che era della comunità.

Gli usi civici si basano proprio sulle Universitas.

La sistemazione territoriale che noi abbiamo più viva è quella fatta dopo la Restaurazione.

Poco prima dell’ Unità d’ Italia si arrivò a stabilire i confini tra il Regno delle due Sicilie e lo Stato Pontificio, annettendo alcuni territori e cedendone altri… vengono messi un’infinità di pilastrini dall’ Adriatico al Tirreno.

Per festeggiare l’avvenimento, nel territorio reatino, viene fondata Borbona in onore dei Borboni che, come dire, avevano favorito l’aggiustamento del Regno.

Questi discorsi servono soprattutto per fare chiarezza, per capire che se io vado ad Amatrice, dal XIII fino alla metà del XIX sec, sono ancora nel Regno.

L’ altra direttrice della Transumanza  era  per Campotosto - Fiamignano -Tivoli, ancora zona di terme, e poi l’ Agro Romano.

Qui venivano quelli che scendevano da Campotosto… per andare sotto Tivoli, riunirsi con la rete tratturale del frosinate, che scendeva da Fiuggi, per poi arrivare a Roma.

Se una volesse “divertirsi” dovrebbe farsi una passeggiata tra le piccole proprietà rimaste intorno al raccordo anulare: sono tutti originari dell’Abruzzo, sono tutti ex pecorai.

Altra direttrice è quella interna, verso Campli, Sant’Omero.

Da Cortino, Fioli, Padula, Valle Vaccaro, scendevano già da tempi arcaici, qui infatti persistono culti antichissimi.

Dall’area sopra a Campli scendevano utilizzando l’attuale strada statale 81, che partiva da Ascoli, passava per Teramo, Penne, Chieti e arrivavano a Guardiagrele.

E’ una delle poche strade di collegamento rimaste fino all’Unità d’Italia.

Erano tracciati percorribili, pre-borbonici, molto più sicuri rispetto alle strade che costeggiavano l’Adriatico.

Lungo la marina c’era il pericolo dei cosiddetti turchi che se vedevano, dalle loro barche, pecore o persone andavano sulla spiaggia, li sequestravano e, poi sulla barca, ad un miglio dalla costa, chiedevano il riscatto.

Inoltre lungo molti fiumi c’erano molte aree paludose dove veniva coltivato il riso.

Ci fu un grosso intervento di Melchiorre Delfico contro le risaie, i cui benefici erano di molto inferiori ai danni che procurava.

Un’altra area di transumanza era vicino al Lago di Bolsena, la Maremma, nella zona di Tuscania e in particolare nell’area di Valentano, dove ci sono delle famiglie originarie della Montagna di Roseto e dove ci sono dei riti antichissimi, ancestrali, propri della transumanza.

Molto probabilmente scendevano da Sella di Corno, andavano verso Antrodoco, poi per la Val Nerina, fino a giungere nell’ area della Tuscia: Tuscania, Valentano…

Tutti questi percorsi, bisogna sottolinearlo, erano antichissimi, praticati dall’ Italia antica, esoprattutto, inizialmente, erano percorsi religiosi.

Ricapitolando:

- la prima direttrice era Bacugno-Posta - e tutta l’area che arriva alle Terme di Cotilia;

- la seconda direttrice era verso il confine con la  Maremma romana, con punto di riferimento in Valentano;

- la terza direttrice era Campotosto - Fiamignano - Tivoli - Agro Romano.

Poi c’era una transumanza verticale, più  breve, verso la Vibrata, il Salinello.

Di questi, quanti andavano a Foggia? A questo punto, devo concludere che erano pochi.

Dalla montagna teramana era troppo scomodo… a meno che non siseguiva la strada statale 81 e ci si ricollegava al Tratturo Magno nella zona di Guardiagrele.

Alcune cose, alcuni punti caldi, sono però rimasti sempre quelli:

il mercato dell’Aquila, inventato dai Francescani che stavano anche ad Amatrice, perché era territorio contiguo, era zona di percorrenza:

i francescani seguivano i percorsi aperti dalla transumanza che andavano di pari passo con i percorsi mercantili.

I mercati dell’Aquila o quello di Cortino (la fiera di Piano Roseto però fu istituita solo dopo l’unità)  si basavano su mercanzie fisse: la lana grezza, filata e tessuta.

Si  vendevano, in questi mercati, i pastrani, quei mantelli di orbagio, tipici dei pastori, che venivano acquistati anche dalla  zona del bergamasco….ma questa è ancora  un’altra storia”.