Il tratturo Frisa-Rocca di Roseto

La ricostruzione del Tratturo Frisa – Rocca di Roseto e della transumanza teramana non poteva non partire da quelle istituzioni atte a conservare e tramandare la memoria: biblioteche e archivi storici.

Dalle prime frequentazioni è stato subito chiaro che queste memorie erano limitatissime, rispetto alla quantità di materiale presente per i tratturi più importanti.

Il punto di partenza è stato la “Carta dei Tratturi, Tratturelli, Bracci e Riposi” del 1959 (aggiornata a cura del Commissario per la reintegra dei Tratturi di Foggia sulla precedente edizione del 1911, pubblicata ai sensi della legge 20 Dicembre 1908 n° 746 e dell'art.1 del Regolamento n.197 del 5 gennaio 1911) dove il Frisa-Rocca di Roseto viene identificato dal numero 90 e definito non reintegrato.

Gli Archivi di Stato forniscono un servizio di “ricerca per corrispondenza” che permette di verificare la presenza di materiale inerente lo studio da portare avanti.

L’Archivio di Stato di Napoli alla mia richiesta di materiale sul tratturo Frisa-Rocca di Roseto ha risposto negativamente, mentre l’Archivio di Foggia ha rintracciato diverse collocazioni archivistiche nei fondi:

Dogana delle pecore , serie I (1651-1652);

Tavoliere di Puglia (1806-1886);

Reintegra dei tratturi(1826-1920).

Purtroppo le indagini in sala studio non hanno prodotto i risultati sperati:

la ricerca inventariale è basata sui toponimi quindi, ad esempio, per quanto riguarda il fondo delle reintegre è presente il toponimo Frisa, ma collegato al tratturo l’Aquila –Foggia, così per il toponimo Teramo, la cui provincia era estesa a molti comuni attualmente della provincia di Pescara, e quindi nuovamente collegati solo al Tratturo Magno.

La responsabile della Soprintendenza Archivistica per la Puglia, Maria Carolina Nardella, mi ha gentilmente spiegato che se il tratturo risulta non reintegrato nel 1959, è praticamente impossibile trovarne traccia  negli anni precedenti e questo perché rilevare un percorso tratturale, con altimetrie particolarmente accidentate, aveva un costo che poteva rivelarsi proibitivo o non conveniente, soprattutto se il tratturo non era tra quelli maggiori. 

Le uniche informazioni sono quelle presenti nell’ indice delle località attraversate dalle vie armentizie di Di Cicco e Mosto.

Nell’inventario dell’Archivio del Tavoliere di Puglia, il Tratturo Frisa–Rocca di Roseto si attiene al seguente percorso:

Chieti: Frisa, Crecchio, Ortona, Tollo, Francavilla al Mare;

Pescara: Pescara, Città Sant’Angelo, Elice;

Teramo: Cellino Attanasio, Scorrano, Cermignano, Basciano, Leognano, Montorio al Vomano, Crognaleto, Rocca di Roseto.

Le località attraversate sono: Crecchio, Tollo, Ortona, Montesilvano, Citta Sant’ Angelo, Elice, Montefino, Cellino Attanasio, Basciano, Montorio al Vomano, Cortino, Rocca di Roseto.

Luigi Mammarella nel suo libro La storia del pastore…che passa la vita su e giù per i tratturi scrive :

”successive ricognizioni dopo le rivele del 1903 hanno permesso di caratterizzare alcuni tratturi e tratturelli come il Frisa-Rocca Roseto” e riporta le località testè citate.

Tuttavia, nella “Carta generale dei tratturi, tratturelli, bracci e riposi. Reintegrati e non reintegrati appartenenti al demanio dello Stato”, datata 20 Luglio 1904, del nostro tratturo non v’è traccia.

La suddetta carta riporta inoltre la seguente dicitura:

“Questa carta venne compilata d’ordine della Reale Commissione istituita con R.Decreto del 21 ottobre 1903 per la sistemazione dei R.R. Tratturi dello Stato in base alla carta al 100.000 dello Stato Maggiore aggiornata circa la consistenza di tutti i Tratturi, Tratturelli, Bracci e Riposi a cura dei Delegati della suddetta Commissione Reale Sigg. Cav. Butti Litterio Ispettore Demaniale, e Potestà Giovanni Ispettore Forestale, secondo lo stato di fatto desunto da accertamenti sulle località, da precedenti piante, dagli elementi forniti dagli Uffici Tecnici di Finanza, dalla R. Ispezione Forestale delle Puglie e dalle Mappe catastali costruite a tutto il 1903 in virtù della legge I.Marzo 1886 N. 3682 sulla Perequazione Fondiaria”.

La carta del 1904 è quindi la conseguenza di accertamenti sulle località interessate, sullo studio di piante precedenti (le reintegre) e sulle mappe del catasto geometrico, istituito nel 1886, e realizzate fino al1903.

Nel fondo Prefettura Vers.’95, conservato nell’Archivio di Stato di Teramo, busta 29, fasc.5, troviamo un documento, datato 22 marzo 1904, composto da due fogli in cui viene richiesto al Prefetto di Teramo di trasmette a tutti i comuni un questionario al fine di definire “se, cioè, e per quanto, i Tratturi siano tuttora necessari ai bisogni della pastorizia, tenuto conto delle sue condizioni attuali e dello sviluppo di cui sia presumibilmente suscettibili.”

Nel documento, visti i brevi tempi dati alla Commissione Reale per svolgere il proprio incarico, si raccomandava la massima sollecitudine nel raccogliere i dati ”facendo in guisa che possibilmente per la fine del mese i prospetti  siano trasmessi alla intendenza di Finanza di Foggia” .

Il sindaco di Teramo sul “Prospettodello stato dell’industria armentizia in relazione alla consistenza dei Tratturi, Tratturelli, Bracci e Riposi reintegrati e non reintegrati” scrive di propria mano: “Nel Territorio di questo comune non esistono tratturi o tratturelli, per quanto risulta dalle informazioni ottenute dall’ufficio competente. 8 Aprile 1904”

L’allora sindaco di Valle Castellana, G.Santini,  rispondendo alla nota n. 8726 del 23 Maggio 1904 avente come oggetto Regi Tratturi - Questionario scrive: ”Gli animali nomadi e cioè bovino, equino in n. 740 e pecorino n.5990 di cui alla mia nota del 26 Marzo … n. 461 appartengono tutti ai cittadini di questo comune, i quali per lo più conducono detti animali in tempo d’inverno nelle regioni pugliesi o nell’agro romano che poi in principio di estate li riconducono ai pascoli naturali di questo comune.”

Ma a questa segnalazione non segue nessuna citazione del tratturo.

Nel 1908 fu creato il  Commissariato per la reintegra dei tratturi, con sede a Foggia, che doveva individuare i percorsi armentizi e riportarli sulle mappe catastali al fine di stabilire quali fossero le aree disponibili per l’alienazione della parte demaniale relativa ai tratturi, ad esclusione dei quattro principali.

Anche la  carta del 1911, compilata in contemporanea alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 97 del 23 Aprile 1912 dell’elenco dei tratturi, tratturelli, bracci e riposi, non riporta il Frisa-Rocca di Roseto.

Nei testi che sioccupano di transumanza è difficile trovare corpose informazioni sul tratturo teramano, ma quei  pochissimi riferimenti permettono un’iniziale ricostruzione.

Nei secoli IX e X s’insediarono nella nostra regione le regole monastiche: i benedettini prima e i cistercensi dopo.

Una cartina con gli insediamenti cistercensi riporta le case madri con le rispettive aggregazioni, dipendenze e con i tratturi attivi nel XII sec.

Tra questi, uno sembra ricalcare il Frisa-Rocca di Roseto ed è il tratturo che partiva da Capodacqua (dove vi erano possedimenti del monastero attualmente scomparso dei santi Vito e Salvo) al confine con la diocesi reatina, e si dirigeva verso la costa, per poi ricongiungersi al tratturo L’Aquila – Foggia.

Bisogna ricordare che Capodacqua a quei tempi era in territorio regnicolo.

Solo nel 1840, con la rettifica dei confini tra Regno di Napoli e lo Stato Pontificio, passò a quest’ultimo.

In un testo sul paese di Frisa vengono riportate le vicende del monastero di Santa Maria, dipendente dalla chiesa madre di S.Giovanni in Venere, che già dal XIV sec. doveva essere luogo disosta dei pastori transumanti.

Dopo l’istituzione della Dogana il monastero vide accrescere il passaggio delle pecore: “passaggio ulteriormente amplificato con l’apertura del “Tratturello Frisa - Rocca di Roseto”.

In un testo sulla storia di Cortino il terminale del Tratturo, nella provincia di Teramo, viene individuato nella località Cegno, nei prati di Valle Vaccaro.

L’Archivio di Stato di Teramo ne conserva l’antico catasto.

Datato 1634, tra le descrizioni dei possedimenti troviamo “lo Tratturo delle pecore”, come nella descrizione dei beni di Mattio di Oratio:“(…) Have prato in contrada della verdura da capo lo tratturo delle pecore, da piede la strada, da un lato la chiesa e dall’altro lato Ambrogio Palambini, di capacità due, a coppi due, stimato denari sei.”

Oppure nella descrizione dei beni della Chiesa di S.Giorgio: “ Have prato in contrada della fonte Macchiemmeda capo Paolo de Federicis, da piede e da uno lato lo tratturo delle pecore e, dall’altro Mattio di oratio, di capacità uno”.

Nei D.A.T., Documenti dell’ Abruzzo Teramano, viene citata l’antica via de’ Bonano, riferita ai resti di un insediamento antico dal nome Venano (Bonano), citata per la prima volta in una carta del 1026.

Questa via doveva corrispondere al nostro tratturo, anche se in tempi antichi era legata ad una forma di monticazione tra l’altopiano di Roseto e le pianure abruzzesi.

Sul sito http://geoportale.regione.abruzzo.it la Regione Abruzzo ha messo a disposizione, nell’area tematica “Sistema delle conoscenze condivise-valori”, una cartografia composta da vari layers tra i quali c’è il layer “Tratturi”, sicuramente digitalizzato dalla Carta dei Tratturi, Tratturelli, Bracci e Riposi del 1959.

L’archivio di Stato di Teramo conserva molti documenti legati alla transumanza,anche in fondi ancora da esplorare, arrivati dai vari uffici dismessi in seguito alla costituzione del Regno d’Italia prima e, della Repubblica dopo.

Nel fondo Prefettura Vers.’95, busta 29, f. 4,troviamo la legge 20 dicembre 1908 n. 746 sul regime dei tratturi del Tavoliere delle Puglie (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 gennaio 1909 n.9 in cui si conservano solo i quattro grandi tratturi: L’aquila-Foggia, Celano-Foggia, Pescasseroli–Candela, Castel di Sangro-Lucera che verranno considerate come strade nazionali, pur continuando ad essere di proprietà dello Stato e sotto l’amministrazione diretta del Ministero delle Finanze).

Con il fascicolo contenente la suddetta legge, il 20 gennaio 1909 con prot. 588 div.1 viene inviata alla Prefettura della provincia di Teramo la Carta generale dei Tratturi datata 1904.

La busta 29, f.3, del medesimo fondo, contiene l’elenco dei Tratturi, Tratturelli e Bracci e la loro consistenza sommaria per province e comuni (dagli elementi raccolti per uso della commissione nominata con R.D.21 ottobre 1903 per studiare e proporre riforme occorrenti al regime dei tratturi), stampato nel 1909.

Nell’allora provincia di Teramo (oggi provincia di Pescara) vengono reintegrati i tratturi che passano nel comune di Cepagatti, Castiglione Causaria, Corvara, Cugnoli, Nocciano, Pescosansonesco, Pietranico, Rosciano, collegati però al Tratturo l’Aquila-Foggia.

Nella medesima busta troviamo un fascicolo sulla sorveglianza dei greggi transumanti riferita agli anni 1919-1925 con vari certificati dell’ufficio veterinario di Teramo e manifesti, tra i quali uno datato 1° Maggio 1929, in cui il Prefetto della Provincia di Teramo “ordina che il transito delle greggi per la provincia di Teramo avvenga solo trale seguenti vie:

a) Per greggi e mandrie provenienti dall’Agro Romano: la strada nazionale Aquila –Teramo fino alle diramazioni d’accesso ai rispettivi pascoli;

b) Per quelli provenienti dalle Puglie: la spiaggia litoranea dal confine della Provincia di Pescara sino a Roseto degli Abruzzi (Rosburgo), la via interna da Roseto degli Abruzzi a Ponte Vomano, dalla quale località il bestiame deve raggiungere i pascoli montani attraverso le seguenti diramazioni:

1) Strada lungo il Vomano per Montorio– Fano Adriano-- Pietracamela– Crognaleto e  lungo il Mavone per Isola del Gran Sasso e Castelli.

2) Strada (tratturo) Forcella -Cimitero Miano per Valle san Giovanni e Cortino da una parte e per Teramo dall’altra, da qui per Torricella Sicura e Rocca Santa Maria da una parte e per Campli—Civitella del Tronto e valle Castellana dall’altra.

Nella demonticazione dovrà essere fatto lo stesso itinerario in senso inverso.

E’ fatto obbligo ai proprietari o affittuari di stalle di evitare lungo il transito ogni contatto diretto o indiretto, fra il bestiame locale e quello transumante.

Durante il transito dei greggi e delle mandrie per le vie suddette è vietato ai conduttori di farli allontanare dai margini della strada che percorrono, fatta eccezione per le località destinate alle soste.

Per il transito dei greggi provenienti dalla Puglia e diretti ai pascoli montani estivi sono istituiti posti di controllo veterinario a Roseto degli Abruzzi, Ponte Vomano (Forcella) e Teramo Stazione. Per le greggi e mandrie che dai pascoli estivi si spostano verso le sedi invernali sono istituiti posti di controllo veterinario a Ponte Vomano, Bivio Frondarola e Teramo stazione.

Il rilascio dei certificati di sanità e di origine, prescritti dalla presente ordinanza è affidato ai Podestà e ai Veterinari della Provincia limitatamente alla circoscrizione del Comune e della condotta.

Il compenso ai Veterinari incaricati al rilascio dei certificati è a carico dei proprietari delle mandrie e greggi ed è fissato nella misura seguente:

Lire 2 per rilascio certificato per ciascun gregge o mandria più L. 1,00 per ogni capo grosso e cent. 10 per ogni capo minuti compresi nel certificato e con un massimo di L.30 per ogni certificato”.

Nei luoghi di sosta venivano presi i nomi dei proprietari delle greggi, il loro comune di provenienza (in caso di monticazione per lo più Foggia, San Severo, S. Paolo Civitate, Lucera, Apriceno, Serracapriola, Larino, Lesina, Torre Maggior) e il comune di destinazione (Crognaleto, Cortino, Valle Castellana, Rocca Santa Maria).

Questi Certificati sanitari sono datati 1923.

Dai documenti esaminati (allegati alla presente relazione) possiamo affermare che sicuramente, nell’anno 1922-23, c’è stata una transumanza trai paesi della montagna abruzzese come Cortino o Valle Castellana e il Tavoliere di Puglia.

Capire perché e come, il tratturo Frisa–Rocca di Roseto sia stato riportato solo nell’ultima carta prodotta, quella del 1959, nonostante i documenti conservati nell’Archivio di Stato di Teramo, e alcuni testi, ci parlino dell’esistenza di un flusso di armenti tra i monti teramani e il Tavoliere, necessita sicuramente di indagini più approfondite e conseguentemente di tempi di ricerca più lunghi.

Si potrebbe approfondire anche la ricerca archivistica, in modo da risalire, dai vari documenti conservati nei fondi, sia ai nominativi dei pastori che ai loro luoghi di “provenienza” e di “destinazione”, in modo da ricostruire la storia di una comunità, quella della Laga, che ha partecipato attivamente alla civiltà della transumanza.