La crisi del sistema transumanza

Il XVIII sec. è il secolo in cui il sistema transumanza iniziò ad essere attaccato,soprattutto da studiosi illuminati come il Galante, Delfico, Palmieri… che vedevano nella transumanza un sistema arcaico che bloccava la crescita e che quindi andava se non abolito, almeno modernizzato.

Scrisse Melchiorre Delfico nella sua “Memoria per l’abolizione della servitù del pascolo invernale detto de’regi stucchi nelle provincie marittime di Apruzzo umiliata” (Napoli 1791) :“Non viviamo già noi sotto RE Pastori o nelle epoche patriarcali quando le stesse sovrane ricchezze si ammiravano nel numero de’ buoi e delle pecore, enelle tende che formavano le Regie pastorali e i palagi de’ grandi. Oggi la vera pubblica ricchezza è nella popolazione la quale sorge principalmente dall’Agricoltura e V.M. , che ha tante cognizioni nelle scienze Agronomiche,scienze degne d’un Sovrano, sa purtroppo che la più feconda qualità delle terre è quella di essere libere (..) che l’Economia delle terre agricole non vuole che esse siano sottoposte a servitù bestiali, ma (…) vuole che queste razze inferiori servano alla specie umana e non questa alle varie specie di quadrupedi.”

La pastorizia iniziò il suo declino.

La storia della transumanza è sempre stata segnata dal conflitto tra pastori e contadini:

l’agricoltura per secoli dovette adeguarsi alle necessità della pastorizia, ma alle soglie del XIX sec. la situazione era destinata a rovesciarsi.

La crisi è sancita da una data precisa il 21 Maggio 1806.

Giuseppe Bonaparte quel giorno varò la legge n.75 che :

-         Aboliva i privilegi secolari della transumanza;

-         Sopprimeva la Dogana di Foggia e la Doganella d’Abruzzo;

-         Eliminava le servitù di pascolo su superfici a semina nell’anno di riposo;

-         Aumentava del 10% il canone d’affitto.

La legge rappresentò il primo tentativo istituzionale di risolvere un conflitto secolare e rappresentò per la nostra provincia l’inizio di una nuova epoca.

Dopo un decennio, la transumanza subì una piccola restaurazione con i Borboni a capo del Regno di Napoli, ma la solidità del sistema aragonese era oramai intaccata:

la produzione agricola crescente, i primi insediamenti industriali, l’esecuzione di vari lavori pubblici stavano traghettando il nostro territorio verso la modernità, una modernità in cui le pecore non avrebbero avuto più spazio.

Dopo l’Unità d’Italia, con la Legge 26 febbraio 1865, n.2168 “Affrancamento delle terre del Tavoliere di Puglia da tutti i vincoli derivanti dalla legge Borbonica 13 gennaio 1817.” (Gazz. Uff. 7 marzo 1865), gli interventi legislativi furono mirati a conservare i soli tratturi maggiori, da destinare al passaggio degli armenti (ma poi trattati come vere e proprie strade) e a liberare il Tavoliere da ogni vincolo.

Nel 1908 fu creato il  Commissariato per la reintegra dei tratturi,  con sede a Foggia che doveva individuare i percorsi armentizi e riportarli sulle mappe catastali al fine di stabilire quali fossero le aree disponibili per l’alienazione della parte demaniale relativa ai tratturi, ad esclusione dei quattro principali:

L’Aquila – Foggia;

Celano – Foggia;

Pescasseroli – Candela ;

Castel di Sangro – Lucera.

L’ elenco, sebbene incompleto, venne pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  n. 97 del 23 aprile 1912.

Nel 1959 venne pubblicata la Carta dei Tratturi, Tratturelli, Bracci e Riposi, (aggiornata a cura del Commissario per la reintegra dei Tratturi di Foggia sulla precedente edizione del 1911, pubblicata ai sensi della legge 20 Dicembre 1908 n° 746 e dell'art.1 del Regolamento n.197 del 5 gennaio 1911)che riporta tutta la rete spaziale della transumanza, quasi a ricordarci la grandezza di una vera e propria civiltà che aveva condizionato per oltre tre secoli, nel bene e nel male, i nostri territori,  segnandoli con il  flusso continuo e ritmato degli armenti.