La Doganella d'Abruzzo

Nel 1532 la regolamentazione dei pascoli di Puglia fu estesa anche a quelli del litorale abruzzese e si stabilì che anche chi non si poteva spostare fino al Tavoliere, dovesse pagare la cosiddetta fida (affitto annuale) per l’uso dei pascoli demaniali, pari a 13,2 ducati per 100 pecore.

La Doganella d’Abruzzo era una specie di sede distaccata della Dogana di Puglia: accoglieva le greggi provenienti dallo Stato Pontificio,dalle Marche e le piccole e medie greggi abruzzesi.

Le pecore venivano numerate separatamente da quelle che andavano in Puglia, proprio perché costituivano un’ entrata fiscale a parte, detta delle pecore rimaste o della Doganella d’Abruzzo.

Inizialmente governata da un luogotenente subordinato al doganiere di Foggia, alla fine del XVI la sua giurisdizione fu separata e affidata ad ufficiali del posto che presero il nome di Governatori generali della doganella (o doganelle) d’Abruzzo: uno a Chieti e uno all’Aquila.

Solo nel 1787 Teramo ebbe il suo Governatorato, anche se già preesisteva un foro doganale competente nelle cause dei locati, che si avvicinava molto ad una vera doganella.

Confrontando il percorso del tratturo con il sistema doganella non possiamo parlare di un rapporto diretto, ma la presenza dei pastori della Montagna di Roseto in alcuni stucchi è già attestata dal 1508 circa.

Per far parte della fida delle pecore rimaste o doganella, bisognava avere almeno venti pecore; venivano tassate solo le pecore di razza gentile,razza con un’ alta produttività.

Poichè nulla doveva sfuggire al fisco reale, anche i pascoli privati, dei baroni e delle universitas,vennero monopolizzati acquistandone il diritto d’uso e creando così i RegiStucchi.

I regi stucchi come tante piccole locazioni di Puglia , sono siti ne’ luoghi  più caldi delle dette Province di Abruzzo, edatti al pascolo degli animali in tempo d’inverno e sono i seguenti, cioè : Colonnella, Tortureto, Cretaro, Pianeccio, Giulianova, Musciano, Montone, Poggio Morello, Billante, Ripattuni, Castelvecchio ad alto, Castelvecchio abascio, Notaresco, Guardia umana, Mezzo Morto, Monte Pagano,Sant’Atto , Poggio d’Atri, Morino, Motignano, Silvi, Stampalone, Colle Corvino, Pianella ,Moscufo,Rosciano,Controguerra,Sant’Omero, Pescara, Cellino, Monte Silvano, Spoltore,Terzo di capo di Monte Odorisio, Terzo di mezzo di Monte Odorisio, Terzo Dapiede di Monte Odorisio, Casal Bordino, Scierni, Pollutri, Padula de Vasto e Santo Salvo”.

I Regi stucchi erano 40 appezzamenti, ben definiti, di cui si conosceva il proprietario, ed  erano divisi in stucchi aperti e chiusi: in questi ultimi potevano pascolare solo i locati; mentre quelli aperti erano promiscui: vi  potevano pascolare sia gli armenti dei locati che dei cittadini e quest’ultimi gratuitamente.

Oltre alla Doganella e ai Regi stucchi  altre entrate fiscali erano rappresentate dalle Poste d’Atri , dalle Pene di Ristoppiamento, dalla Fida d’animali grossie dalla Fida statonica per li quattro mesi d’està o più brevemente di statonica.

Le poste d’ Atri erano degli appezzamenti (dai  venticinque ai ventinove, fornivano pascolo a circa 8000 pecore e si pagava una fida di 6,66 ducati per cento pecore), nel territorio di Atri, capitale del potente ducato degli Acquaviva, che avevano estesi possedimenti.

La città conservò su questi terreni particolari privilegitra i quali, quello di scegliere la provenienza dei locati.

Le pene di ristoppiamento erano delle tasse sulla coltivazione parziale dello stucco, anche se la coltivazione era vietata dal 29 Settembre all’ 8 Maggio.

La fida degli animali grossi era invece una tassa sul pascolo di animali diversi dagli ovini.

La fida statonica fu istituita nel 1483 ed era pagata soprattutto dalle greggi provenienti dalle Marche e presenti in Abruzzo sia d’inverno, nella provincia di Teramo, Chieti e Pescara, che d’estate  nella provincia dell’Aquila.

A questo quadro di tassazione corrispondevano comunque dei privilegi per i pastori locati:

potevano essere giudicati solo dal tribunale della Doganella ed erano esenti da varie tasse regie, baronali o dell’universitas.

I privilegi eranoallargati alla famiglia e ai servitori dei locati.

Qualche numero:

nel 1686 secondo stime ufficiali, gli animali ospitati negli stucchi erano 25.000 di questi, 19.000 usufruivano dei soli stucchi chiusi.

Nel 1638 le entrate complessive della Doganella toccarono i 38.208 ducati .

A questa ricchezza faceva da contraltare una situazione agricola veramente deprimente.

Nello stesso periodo della Doganella, la provincia di Teramo conobbe la coltivazione del riso, quasi sconosciuta ai più, nelle vallate del Vomano, della Vibrata e del Fino.

Questi terreni erano dei Duca d’Acquaviva, una delle sette famiglie più importanti del Regno, che traevano notevole guadagno dal commercio del riso, merce rara in tutto il Regno.

La coltivazione era favorita dalle condizioni del territorio in quell’epoca, caratterizzata da vaste paludi createsi per l’esondazione dei fiumi, la cattiva gestione degli argini e per il disboscamento della zona pedemontane che favoriva una discesa a valle più tumultuosa.

D’altro canto i terreni più adatti alla coltivazione erano tutti occupati dagli armenti. 

Il fondo Delfico, conservato nell’Archivio di Stato di Teramo, si compone di numerosi documenti da cui si evince che Melchiorre Delfico (1744-1835), filosofo, economista e politico, si occupò molto delle problematiche della Doganella, dei regi stucchi e anche delle risaie, prima proponendo migliorie e infine formulando diverse proposte di legge  per la loro abolizione a favore dell’agricoltura.

Questa opprimente situazione economica, unita al banditismo e alla malaria, favorita dalle risaie stesse, spinsero i contadini ad abbandonate le loro terre e a trasferirsi nelle città dove c’era comunque un’attività artigianale legata alla pastorizia: filatori, cardatori, tintori …

Teramo e Atri  erano i centri maggiori della provincia e a volte, attraverso accordi di commercio riuscivano a non farsi la “guerra “, ma aprodurre ricchezza.

Durante il seicento bisogna aggiungere i centri di Civitella del Tronto, di Penne e Campli e, per la produzione ceramica, di Castelli.