La Dogana di Puglia

Con la Prammatica del 1° agosto del 1447, l’Abruzzo legò la sua economia agli armenti praticamente fino alla fine del XIX sec. 

Durante l’inverno il Tavoliere delle Puglie, la più grande pianura del sud venne messa a servizio degli allevatori di bestiame, la cui netta maggioranza era abruzzese.

 D’altro canto, in Abruzzo, non solo i pascoli montani, ma anche grandi porzioni di territorio vennero sottratti all’agricoltura per permettere il pascolo estivo.

Alfonso I d ‘Aragona, conservò il sistema pugliese–abruzzese ereditato dagli angioini, ma lo arricchì con l’introduzione della tradizione iberica in materia di transumanza.

Costituì la Regia Dogana della Mena delle Pecore, un istituto, giuridico-economico-fiscale diretto al potenziamento della transumanza e delle finanze regie, direttamente importato dalla Spagna dove esisteva già dal 1273 con il nome di “Onorato Consiglio della Mesta.”

Il Tavoliere fu il più grande demanio regio del Regno: 3850kmq .

Le montagne disponevano di ampi pascoli salvaguardati dalle Universitas.

L’insieme permise di creare un sistema economico, già presente dall’impero romano, ma che non era mai stato così strutturato,  creando una vera e propria nomenclatura della transumanza.

Il Tavoliere venne diviso in 43 locazioni, di varie dimensioni, occupati dai locati (i pastori) .

Ogni locazione si componeva di poste , porzioni di terreno assegnate a ciascun gregge e comprendente una stalla .

Poiché il demanio regio non era sufficiente a soddisfare tutti gli armenti, vennero aggregati anche terreni di privati, i quali dovevano cederli dal 29 settembre al 9 maggio, conservando però l’uso per il pascolo estivo, detto statonico.

I tratturi, etutta la rete di tratturelli e bracci, le strade per giungere dalle montagne abruzzesi in Puglia , portavano a dei passi (sei in tutto): ingressi ufficiali dove veniva riscosso il diritto d’ingresso, la fida, dai cavallari delladogana.

Si arrivava il 29 settembre, ma solo il 23 novembre venivano distribuiti i pascoli destinati a ciascuno.

Si usciva l’8 maggio dopo aver  mostrato un attestato che certificava il pagamento d’entrata.

La tassa era di 8 ducati per 100 pecore (100 pecore disponevano di 24 ettari), 25  ducati per 100 animali di grossa taglia.

 Le pecore che venivano da fuori regno cioè dallo Stato Pontificio, pagavano di meno: 6 ducati veneziani.

La  transumanza era obbligatoria per greggi superiori a 20 capi.

 A questa forte regimentazione corrispondevano una serie di privilegi per i pastori.

Economici: oltre ad affittare terreni adatti alle coltivazioni, potevano comprare olio, pane e sale a prezzi fortemente agevolati rispetto ai residenti.

Giuridici: i proprietari delle greggi e i pastori dovevano rispondere in materia civile e penale solo al re,  eludendo così la giustizia feudale al puntoche un funzionario della Dogana, detto doganiere risiedeva stabilmente, durante la stagione invernale, all’Aquila e spesso quest’ ultimo era proprio abruzzese.

In questo quadro di interessi economici, “ripagati” da privilegi, abbiamo i grandi allevatori abruzzesi, che erano riusciti anche adottenere l’inalienabilità dei pascoli montani, sempre più potenti e capaci di difendere i loro diritti acquisiti a discapito dei contadini e dell’agricoltura.