Vie e Civiltà della Transumanza - La Storia
Il tratturo Frisa-Rocca di Roseto e la transumanza nel territorio del Gal Leader Teramano.
Ricostruzione di una memoria.

Le riproduzioni delle immagini conservate nell'Archivio di Stato di Teramo sono "su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo" - ASTe protocollo n°446 del 04/03/2015 e ne è espressamente vietata l'ulteriore riproduzione.

Il tratturo Frisa-Rocca di Roseto, all' inizio del complesso progetto "Vie e civiltà della Transumanza Patrimonio dell'Umanità", è poco più di un ricordo, una permanenza nella mente di un'immagine o, meglio ancora, di un immaginario accantonato da un secolo a questa parte, legato alla povertà, alla miseria, alle pecore, alle pietre e in fondo anche a quella natura aspra e difficile propria della montagna.
Una memoria sopita per così tanto tempo non può rivivere con le poche notizie che si raccolgono qua e là, come un puzzle in cui pochissimi pezzi sono legati a testi scritti, più o meno antichi, mentre tutti gli altri sono ricordi personali, tramandati da padre in figlio e che comunque rimangono nella cerchia di pochi appassionati.
Questo progetto di cooperazione, che coinvolge partner italiani ed europei, ha permesso di realizzare intorno al tratturo Frisa-Rocca di Roseto un lavoro organico di ricostruzione, una specie di "reintegra" a posteriori, che finalmente ricompone il puzzle della transumanza nella provincia di Teramo, lo definisce nella sua forma, lo rende manifesto a tutti.
Ricomporre il tratturo significa anche ricomporre un pezzo di quella rete tipica della transumanza stessa, così importante per i territori rurali.
I pastori erano gli unici che potevano portare nell'isolamento della montagna altre voci, altre lingue, altre usanze: in poche parole quella diversità che incontravano proprio nel transumare.
Ristabilire una nuova connessione con il resto della rete di quella che possiamo, a pieno diritto, chiamare "Civiltà della transumanza", significa ristabilire una nuova connessione anche con il proprio territorio, con la sua stratificazione storica, culturale e ambientale, attraverso la valorizzazione delle risorse presenti e la creazione di nuovi input strategici capaci di neutralizzare la banalizzazione stessa del territorio, dovuta all'omologante conformismo. Riprendendo le parole di Alberto Magnaghi: "La distruzione della memoria e della biografia di un territorio ci fa vivere in un sito indifferente, ridotto a supporto di funzioni di una società istantanea, che ha interrotto bruscamente ogni relazione con la storia del luogo".

  1. Inquadramento storico-territoriale
  2. Il tratturo Frisa – Rocca di Roseto e la transumanza nel Gal Leader Teramano
  3. Bibliografia