Doganelle d’Abruzzo e poste d’Atri
IDA CORRADI

Quadro territoriale nella Doganella - LA PRESENZA DELL’ UOMO SUL TERRITORIO

Un susseguirsi di eventi e dati storici in successione cronologica ha favorito la nascita della civiltà della pastorizia transumante entro il territorio delle terre del Vomano, attività antiche come l’ agricoltura e la pastorizia, hanno dato una impronta indelebile alla vita e alla cultura delle popolazioni coinvolte
Da ricerche effettuate sulla vita amministrativa della zona del teramano, guardando le cartografie inerenti ai tratturi, si è visto che queste terre erano state interessate fin dai tempi antichi dal passaggio delle greggi transumanti, indubbiamente si tratta di un area geografica particolarmente ricca di storia e di cultura, e le emergenze architettoniche dei luoghi ne sono testimonianza; ma mentre la vocazione all’ agricoltura come attività principe, ad uno sguardo attento su tutto il territorio è visibile ancor oggi, quanto concerne la pastorizia che vi si svolgeva un tempo, questa è ancora tutta da indagare

Storicamente la maggior parte degli spostamenti e dei trasporti, pedonali o tramite animali, era sempre stato effettuato su percorsi montani tracciati a mezza costa e attraverso valichi, che, pur essendo più tortuosi rispetto al fondovalle, erano preferiti in quanto più brevi. Solo molto tempo dopo, con l’avvento della ferrovia e con la conseguente creazione di una nuova gerarchia di percorsi e di centri abitati, questo sistema di comunicazioni subì un forte sconvolgimento. Si chiarisce cosi la circostanza per cui il territorio del il Sub Appennino, la fascia che corre dal mare fino a raggiungere l’ area montana, è stato intersecato trasversalmente dal tratturello 90 , il Frisa Rocca di Roseto che come un ideale “filo rosso”, anticamente ha legato i due aspetti del territorio abruzzese: quello montano e quello costiero.
Questo, partendo dalla montagna e snodandosi attraverso le valli si ricongiungeva al mare; anche se non utilizzato più per la transumanza, e pur non essendo strada nel senso etimologico e quindi non congeniale al passaggio di mezzi di trasporto, ha continuato negli anni ad essere utilizzato come pista a cavallo o a piedi, in quanto seguendo una direzione trasversale alla costa ma essendo quasi rettilinea si inerpicava per i versanti vallivi, permettendo di raggiungere più in fretta la meta. Il tratturello con il suo flusso di genti e di animali, nonostante per lunghi anni abbia segnato le vicende comportamentali dell’ intera area influenzando alcune tradizioni che nei posti si sono radicate e che ancora oggi possiamo individuare, è in realtà argomento ancora da indagare.

Quadro territoriale nella Doganella

Il territorio da un punto di vista geomorfologico è caratterizzato da superfici geografiche singolari, è contraddistinto da un paesaggio ameno, ricco di dolci colline che con i loro pendii declinano verso il fiume, e più a monte, allontanandosi dalla costa, fino a raggiungere quote vicino e prossime ai settecento metri, da paesi abbarbicati che si affacciano come terrazzi naturali sulla Valle del Vomano. La diffusa e complessa rete dei percorsi usati dalle greggi per recarsi dalle loro sedi estive verso quelle invernali, unitamente ad altri fattori, ha contribuito sin dalle origini a scandire le scelte comportamentali degli insediamenti umani in questi luoghi. L’ Abruzzo adriatico si allarga per circa trenta chilometri tra l’ orlo litoraneo e la bastionata orientale dell’ Appennino, ed è questo il quadro territoriale nella Doganella D Abruzzo, luoghi dove nel passato, la presenza di una vasta e intricata rete di sentieri e di aree erbose ed incolte vocate ad attività di pastorizia accomunava ambienti completamente diversi tra loro come le valli ed i monti.
Al fine di poter capire appieno, l’ assetto attuale del paesaggio agrario del territorio, è stata fatta una attenta ricerca su gli eventi che si sono succeduti, avvenimenti e circostanze che nel corso dei secoli hanno contribuito a raggiungere l’ assetto attuale; un contributo importante è venuto dalla documentazione storica che è stata fondamentale congiunta ad uno sguardo attento a alla realtà che sussiste. Le condizioni specifiche dei luoghi hanno generato nel tempo differenti pratiche comportamentali, espressioni percettibili in usi, costumi, e soprattutto nell’arte del costruire. Affrontando lo studio del paesaggio è fondamentale guardare i suoi fabbri¬cati rurali; quell’edilizia di un tempo composta dall’impiego, esclusivo, dei materiali della tradizione locale: la pietra, l’argilla, il ferro, il legno; ci appare oggi in stretta armonia con il territorio , essendo stata nel tempo essa stessa espressa con i materiali che il luogo ha offerto. Analizzando i singoli elementi strutturali dei fabbricati, è possibile ancora oggi riscontrare alcune scelte stilistiche e costruttive ricorrenti; scelte realizzate mediante l’uso di tecniche edilizie consolidate che testimoniano quanto in realtà, nonostante le difficoltà logistiche negli spostamenti, contatti tra le genti di una stessa area nel corso dei secoli siano effettivamente avvenuti. A tutto questo scambio di idee è facile intuire quale importante contributo abbia potuto dare l’ ingente flusso delle persone della civiltà della transumanza che periodicamente si spostava da pendolare tra i monti e il piano. Oggi viene riconosciuto in generale, ai percorsi armentizi, un valore fondamentale per l’apporto da loro dato alla storia economico-sociale e culturale dei luoghi che hanno attraversato. Hanno infatti rappresentato nel tempo un insostituibile mezzo di comunicazione fra popoli trasmettendo usi, tradizioni, forme culturali e modelli artistici. L’accesso alla montagna era facilitato dalle mulattiere che erano principalmente presenti nell’area boschiva, le vie di comunicazione tra i centri abitati e i terreni coltivati erano rappresentati dai sentieri che seguivano di solito l andamento dei corsi d acqua , per poi risalire sui pendii verso i paesi ed erano utilizzati sia dagli uomini sia dagli animali per raggiungere i campi, i mulini i boschi e gli spazi erbosi atti al pascolo. Sulla bastionata dell’ Appennino: la scarsa accessibilità e lo stato d’ isolamento hanno favorito la persistenza di forme e consuetudini arcaiche, legate più alla pastorizia che all’ agricoltura. La presenza stabile dell’ uomo è in insediamenti concentrati: i villaggi di montagna, il cui aspetto assume la forma di «castello» in quanto le case perimetrali periferiche formano una massa protettiva compatta, e le loro piccole finestre s’aprono come feritoie vigili sulla valle.
Fino all’ epoca della rivoluzione francese, o addirittura all’ annessione al regno i villaggi di montagna furono in sostanza castelli chiusi al di fuori dei quali era pericoloso insediarsi, riconoscibili dalla edilizia accentrata e realizzata in pietra calcarea e in arenaria; qui oggi vediamo la compressione planimetrica degli edifici nei vecchi centri e le costruzioni si adattano alla condizione del sito in cui si tenta di guadagnare in altezza quanto manca in impianto planimetrico .
In queste aree l’allevamento degli ovini attuato dai pastori-agricoltori stanziali, era praticato alloggiando le greggi presso i campi di loro proprietà a qualche ora di cammino dai centri abitati, le pecore vi trascorrevano la notte incustodite ma ben rinserrate dentro gli ovili; questi pastori pascolavano il gregge e coltivavano la terra da “pendolari e durante i mesi freddi sovente praticavano la montecazione, (transumaza verticale) l’ esodo stagionale delle pecore dai monti verso il piano attraverso le vallate dei fiumi, oppure spostandole dirette ai pascoli più lontani della pianura pugliese: la transumanza orizzontale.

POSTE D’ ATRI in terra di Dogana

L’area del Vomano ha una struttura morfologica valliva declinante verso il mare che attraverso un sistema di verdi colline da quote elevate si adagia fin sulla costa; si estende dalle pendici del Gran Sasso alla parte meridionale della provincia teramana e lambisce quasi il confine con quella di Pescara. Due materiali come la pietra e l’ argilla diversificano stilisticamente questa parte d’ Abruzzo in due aree principali, qualificate da scelte comportamentali e stili vita per alcuni versi affini, per altri difformi: il Sub Appennino e la zona montana.
In quest’ area la morfologia del suolo sul quale insistono le costruzioni ne determina delle variazioni rispetto ad un tipo stilistico di riferimento: a monte, laddove il Vomano inizia il suo cammino solcando le alte colline ai piedi del G. Sasso, prevale l’ uso della pietra, principalmente roccia arenaria, sovente abbinata a laterizio con cui vengono riquadrate le aperture degli edifici che data l’ esiguità dei lotti si sviluppano in verticale. Scendendo di quota, nel Sub Appennino, in quelle che furono più propriamente le Poste d’ Atri, osserviamo la casa italica che con varianti seppur non sostanziali, caratterizza il paesaggio antropizzato: si tratta di edilizia dispersa sui pendii e nelle valli, e qui è il regno dell’ argilla. L’ elemento simbolo di questi paesaggio è la casa rurale con abitazione sovrapposta al rustico, copertura a due falde e scala esterna di collegamento esposta a mezzogiorno detta vignale o profferlo. Le scelte costruttive adottate le hanno viste sempre costruite in prossimità di una sorgiva o un corso d acqua, indispensabile e per gli uomini e per il bestiame, mentre il luogo favorito per l’ insediamento è stato quello sommitale o di pendio a guardia dell’ area circostante: è il caso degli edifici con torre colombaria Dall’ analisi delle costruzioni presenti, è possibile notare l’ evidenza dello stretto legame tra le risorse del luogo ed i materiali con cui in tale territorio gli edifici sono stati costruiti in base alla facilità di reperimento della materia, scelte costruttive che sono state dettate unicamente dall’economicità della costruzione.

In queste basse colline e verso il mare predomina l’ uso del mattone, che abbinato a ciottoli di fiume e a rari inserti di elementi lapidei: blocchi di calcarei o arenaria, caratterizza gli elementi strutturali delle abitazioni rurali presenti nella zona. Si tratta di case che insistono sui terreni anticamente a coltura e a pascolo alternati; casolari sommitali o adagiati su terrazzi e pendii a guardia dei sentieri calcati in epoche passate dalle greggi, o a tutela dei terreni coltivati ma molto spesso insediati dalle superfici a pascolo gremite di armenti.
La presenza di centri più o meno compatti non è la caratteristica solamente del tipo d’ insediamento nell’ Abruzzo montano, ma identifica anche molta parte della Doganella subappenninica, sebbene qui, da indagini effettuate sul campo, è stato riscontrato che la maglia degli insediamenti è sin da tempi passati, principalmente dispersa dentro le campagne con contrade, borghi rurali e case sparse.
Si tratta di nuclei costituiti da uno o più blocchi edilizi, destinati spesso ad alloggiare ciascuno più unità abitative e relativi rustici. Il carattere di ruralità e le esigue dimensioni, sono i tratti salienti di questi manufatti agricoli, mentre da un punto di vista tipologico e dei materiali adottati, questi sono contraddistinti dai canoni dall’architettura rurale piuttosto povera, specifica delle case dei contadini ed espressione del loro vivere quotidiano e del loro lavoro.
Con questa ricerca si esprime innanzitutto la volontà di incentrare l’attenzione in maniera sostanziale e diretta sulla conoscenza dello stato odierno dei luoghi per cercare di immaginare attraverso questo, il paesaggio agrario della Doganella che fu ; è bene quindi esaminare nel paesaggio della vallata del fiume Vomano, la zona di Poste d’ Atri sviluppando lo studio puntuale di edifici sparsi e di borghi rurali che in queste terre sono oggi ancora presenti anche se in ruderi e strutture manomesse.
C’ è stata la volontà, in sintesi, di voler comprendere lo stretto legame della superficie a pascolo con i terreni coltivati, per cercare di capire oggi, l antico sistema dei campi ed erba che nei secoli passati hanno integrato i pascoli montani. Questo è stato possibile attraverso lo studio delle vicende storiche, dei materiali e delle tecniche costruttive impiegate per la realizzazione di manufatti architettonici ancora rintracciabili che della cultura contadina passata sono stati espressione, che è possibile ancora oggi trovare come ruderi, e riconoscere come monumenti di quei luoghi, ed eventualmente ipotizzare di scegliere opportunamente oggi di valorizzare.
Nello studio del territorio fondamentale importanza hanno assunto i sopralluoghi, da questi si è dedotto che opere più antiche, sono solitamente i ruderi che da un punto di vista temporale sono anche presumibilmente i più vicini alla civiltà della pastorizia; mentre quelli di fattura più recente possono collocarsi in un arco temporale che abbraccia il ventennio anni “50 e “60, e sono riconoscibili dalle superfetazioni che di solito hanno soffocato l’ impianto primitivo, originando singolari episodi d’ architettura ibrida.

Comprovato da documentazione storica, si può affermare che in alcune porzioni dei terreni di Doganella detti Poste d’ Atri, sono ancora rintracciabili fra i manufatti edilizi appartenenti quell’ epoca e oggi superstiti all’ incuria del tempo, due borghi rurali: quello denominato Italiani in una località prossima al tracciato del tratturello 90, zona di attraversamento del torrente Piomba nel territorio di Atri; e nella collina dell’ entroterra di Pineto, il piccolo Borgo Cavone nei pressi delle Poste: Colle Giudeo, Piantara e stucco Morino. Si tratta di piccole locazioni in cui potevano pascolare greggi: dei terreni privati concessi in forma temporanea al pascolo, in cui in tempi andati, presumibilmente, hanno operato le loro attività i pastori transumanti all’ unisono con gli allevatori residenti . In questi vecchi fabbricati le scelte costruttive adottate sono state dettate unicamente dal loro futuro utilizzo e dall’economicità della costruzione; è consueto imbattersi in un uso promiscuo di materiali che nelle opere murarie abbina ciottoli di fiume con ricorsi di mattoni con la finalità di poter ristabilire l’ orizzontalità dei piani d’ appoggio laddove con la scarsa regolarità degli altri materiali impiegati sia andata persa.

Da una osservazione diretta su una campionatura delle fabbriche di questi borghi rurali, si evince che: la scala di collegamento al piano superiore è sempre ubicata esternamente l’ edificio, poggia sui muri perimetrali e che tale soluzione è anche la più consueta in tutto il subappennino; mentre la muratura mista di ciottoli, pietrame e laterizi contiene, in modo più o meno considerevole la presenza del laterizio in base alla facilità di reperimento della materia stessa, la vicinanza di antiche fornaci.
L’ impiego di pietrame nei paramenti murari di Borgo Italiani, ad esempio, è in proporzione maggiore rispetto al laterizio perché è stato facile approvvigionarsi attingendo alla vicina vallata fluviale del torrente Piomba.


Questo Borgo è ubicato su di un di territorio di fondovalle, e la collina che lo fronteggia, distante da questo in linea d’ aria poche centinaia di metri, è denominata con il toponimo di Colle di Sale; dalla toponomastica si deduce che si tratta di certo di una salera località in passato ad uso indubbio delle antiche greggi transumanti .

Contrada Cavone in località Pineto, è stato un borgo un tempo fiorente d’ attività e densamente abitato, e che oggi purtroppo versa in stato di semi abbandono, con ruderi, e ferite aperte dai crolli delle murature. E’ possibile qui rinvenire la presenza in un antica fontana, in ottimo stato di conservazione ingente per grandezza e di pregevole fattura: la sua antica sorgente presumibilmente ne testimonia l uso remoto come abbeveratoio oltre a quello più ovvio di lavatoio. La zona del borgo, come detto, ricade dentro le Poste d Atri, ed è non lontana da quello che da studiosi è stato indicato come il presumibile percorso che in tempi remoti collegava la citta di Atri al suo antico porto sul Vomano, passando per una località detta Fonte Del Latte di Casoli di Atri, riconosciuta anch’ essa come zona di Posta.

Osserviamo dalla cartografia storica come i percorsi degli antichi popoli siano sovrapponibili alle strade calcate dalle greggi transumanti; coincidono gli antichi percorsi calcati dai popoli che si sono spostati sul territorio e quelli che saranno i successivi tratturi calpestati dalle greggi transumanti.


1447 ALFONSO D’ ARAGONA ISTITUI’ LA DOGANA della MENA delle PECORE, evento che sancì l’ obbligo di pascolo sulle erbe invernali del Tavoliere; ‘ istituito l’ obbligo alla transumanza, questo sommato alle notevoli agevolazioni fiscali e legislative concesse ai “fidati”, (cioè a coloro i quali pagano la “fida”); rese insufficiente la disponibilità di pascoli demaniali, quindi ben presto le terre del tavoliere sature resero necessario trovare altrove altri prati: furono annessi quindi al Demanio anche le terre dei Baroni e della Chiesa.
A seguito di queste vicende, nel 500, venne costituita in Abruzzo una locazione particolare denominata Doganella d’ Abruzzo, i cui pascoli chiamati “regi stucchi” furono destinati alle greggi di razza pregiata dei proprietari abruzzesi, a piccole greggi di pastori autoctoni ed alle pecore provenienti dalla Marca pontificia e che non potevano recarsi nel Tavoliere; ne usufruivano in sintesi tutti coloro che per il pascolo delle proprie greggi sceglievano di svernare sulla costa abruzzese piuttosto che recarsi in Puglia
L’ istituzione della Doganella d’ Abruzzo trattava in sintesi dell’uso di terreno privato da parte del Demanio ma era sostanzialmente solo un espediente per recuperare le entrate fiscali di tutto il modo della pastorizia che per ragioni logistiche sistematicamente sceglieva di non recarsi a svernare in Puglia; questo mutò lo scenario in Abruzzo, si ebbero le quotizzazioni dei campi ed erbe tipici del paesaggio della transumanza e di fatto le regie locazioni della Puglia all’ epoca hanno composto in Abruzzo un altro piccolo Tavoliere
Istituito il demanio in Abruzzo, questo venne denominato anche Doganella delle pecore rimaste e l’ organizzazione doganale fu strutturata con un luogotenente per la gestione dei pascoli demaniali compresi tra i Fiumi Tronto e Pescara e tra il Sangro e il Trigno e si impose che per ogni allevatore in possesso di più di venti pecore ,anche se non transumanti, ci fosse l’ obbligo del pagamento di una tassa specifica: la fida
Dietro il pagamento della fida si assegnava ad ogni pastore il corrispettivo appezzamento di terreno in cui poter pascolare i propri armenti, essi entravano a far parte della Regia Dogana, acquisendo anche particolari privilegi e godendo di varie immunità:
• Di carattere economico: protezione durante gli spostamenti, l’ esenzione da dazi e gabelle, diritto di attraversamento di ponti, garanzia di vendita di lana e sale per il bestiame a prezzo ridotto
• Di carattere giuridico: potevano essere giudicati esclusivamente dalle leggi della Corte doganale (derogatio fori),estendendo tale diritto a tutti coloro legati alla propria attività
Nella Doganella d’ Abruzzo con il contratto d’ affitto il Demanio ebbe il diritto di pascolo sulle erbe invernali, ma impose anche ai legittimi proprietari una serie di vincoli, tra questi quello di non piantumare, l’ impossibilità di costruire di edifici e forte restrizioni in merito alla coltura della terra; l’ applicazione di tutto ciò, di fatto, aveva leso il diritto di proprietà dei contadini. Tra quanti vivevano grazie alla pastorizia è stato sin dai tempi più antichi diffusa una deferenza per l istituzione della rete dei tratturi e per tutte le norme che la governavano; di contro, i proprietari terrieri e gli agricoltori alla originaria visione positiva del reddito apportato dai pastori, nel tempo avevano sostituita una avversione crescente per tutti quegli aspetti negativi portati dalla civiltà transumante: danni alle colture e limitazioni nelle attività produttive.
Questo nel tempo causò dispute e malcontento, tanto che da più parti si richiese con insistenza l’ abolizione degli Stucchi; infatti da ricerche e studi emerge una vasta serie di letteratura in merito a motivi di contesa tra: i pastori locati e i legittimi proprietari e tra i funzionari della Dogana e le amministrazioni locali su questioni economiche: soprattutto sconfinamenti abusivi e relative reintegre che periodicamente dovevano essere effettuate. In sintesi tutta una serie di discrepanze e complicazioni legali inerenti il Demanio armentizio e le superfici agrarie locate a pascolo.
Successivamente, venne istituito un tribunale delegato di quello di Foggia nella città di Teramo; un tribunale avente competenza nelle cause penali di tutti i “fidati”, in quanto spesso le aree demaniali subivano illegittime occupazioni con manufatti edilizi, piantumazioni non autorizzate e semine, per cui numerose sono state le operazione di ripristino dello status quo, che le autorità doganali hanno dovuto periodicamente effettuare, a cui ha fatto seguito tutta una serie di controversie legali di cui notevole è la mole di letteratura rintracciabile nei carteggi dell’ Archivio Storico di Teramo.
In seguito visto il malcontento diffuso, per volontà e ad opera di Delfico, la Doganella venne abolita seguendo le vicende che storicamente hanno interessato anche quella di Puglia che fu soppressa durante l'occupazione francese del Regno di Napoli con una legge promulgata da Giuseppe Bonaparte il 21 maggio 1806.

… la Doganella e derogatio fori
L’ immunità di carattere giuridico di cui godevano i fidati, (derogatio fori) era il privilegio a favore dei pastori: per cui essi potevano essere giudicati esclusivamente dalle leggi della Corte doganale, facendo del doganiere il solo titolare del pieno ed effettivo potere giurisdizionale sui locati; in sintesi era lui l unico giudice competente a legiferare sulle cause sia civili che criminali dei pastori, detenendo il potere di infliggere anche pene severe. Della derogatio fori usufruiva non solo il locato, ma i familiari e ciascun dipendente connesso alla sua attività pastorale; in sintesi tutti coloro che in modo diretto o indiretto fossero collegati alla industria pastorale erano da ritenersi sudditi del foro speciale. Restavano escluse da tale privilegio le figlie sposate e lo conservavano invece le vedove dei locati fino a quando mantenevano lo stato vedovile
L intento di tale privilegio era quello di proteggere i locati dai rischi che avrebbero potuto incidere negativamente sulla loro attività, con conseguente ricaduta economica per il fisco; ed è per questo motivo che il beneficio del foro era concesso al fidato sia in estate che in inverno. Nel tempo questo privilegio aveva creato, come è facile intuire, insostenibili conflitti di competenza nel mondo giuridico, oltre che malcontento e corruzione .


Doganella D’ Abruzzo: Regi Stucchi, Poste D’ Atri

Gli stucchi e le Poste erano terreni privati sulla zona costiera poi ceduti a titolo temporaneo al Demanio che così acquisiva il diritto di pascolo sulle erbe invernali; tale diritto aveva inizio il 29 Settembre e aveva termine l’ 8 Maggio, data in cui il fisco riscuoteva la «fida». Erano in sintesi delle piccole locazioni usate dal fisco in un arco temporale limitato . Il diritto di pascolo doveva intendersi solo come uso esclusivo delle erbe durante il periodo del riposo del terreno, in quanto tali terreni erano atti al pascolo delle greggi in inverno, ma coltivabili nel resto dell’ anno. Erano situati nei luoghi più caldi dell’ Abruzzo costiero e ripartiti in Stucchi chiusi e Stucchi aperti.
Stucchi chiusi il diritto di pascolo era esclusivo per i locati.
Stucchi aperti si “ pasceva dente” con i privati , il diritto di pascolo era di tipo promiscuo
Nei pascoli chiamati stucchi la normativa demaniale imponeva che potessero pascolare greggi composte ameno da cento pecore, e che si vendessero di solito «sani» , interi e se ne esigesse la fida «a stucco » e non per numerazione di pecore;
riferisce Di Stefano che due sarebbero le ipotesi secondo cui tale denominazione ha trovato la sua origine:
Poste vendute in diversi stucchi la cui fida veniva pagata a stucco e non per numero di pecore
O per somiglianza allo stucco che è composto da diverse materiali suddivisi in parti separate, in analogia a quel tipo di pascolo che è composto dagli erbaggi di diversi padroni, ma poi uniti tra loro in un unico territorio da destinarsi temporaneamente a pascolo (lo stucco)
I Regi Stucchi, che la normativa del Demanio identificava come piccole locazioni atte al pascolo degli animali in tempo d ‘inverno erano i seguenti: Colonnella, Tortureto,Cretaro,Pianneccio, Goiulianova, Musciano, Montone, Poggio Morello, Billante, Ripattuni, Castel Vecchio ad Alto, Castel Vecchio a Bascio, Notaresco, Guardia umana ,Mezzo morto, Monte pagano, Sant’ Atto, Poggio d’ Atri, Morino, Motignano, Silvi, Stampalone, Colle Corvino, Pianella, Moscufo, Rosciano, Controguerra, Sant’ Omero, Pescara, Cellino, Monte Silvano, Spoltore, Terzo di capo Di Monte Odorisio, Terzo di Mezzo di Monte Odorisio, Terzo da Piede Di Monte Odorisio, Casal Bordino, Scierni, Pollutri, Padula del Vasto, San Salvo.
Come detto tra le direttive che regolarizzavano la Doganella era specificato che i Regi Stucchi fossero accessibili a padroni di almeno cento pecore in su, e che quelli che fidavano in questi stucchi avrebbero ricevuto dall’ amministrazione doganale una patentiglia: si trattava di una assicurazione ugualmente valida per i padroni di pecore ed altri animali, per i loro garzoni, i pastori e tutti gli altri coinvolti nelle attività pastorali. Questi erano autorizzati a partire dalle loro patrie con i propri animali, a discendere nello stucco assegnato e godere di tutte le franchigie, immunità ed esenzioni per ponti, passi e anche tutti gli altri privilegi dei sudditi locati alla Regia Dogana. Come detto, basilare era il diritto del foro per locati ed i suoi pastori; nessuno di essi poteva essere citato, riconosciuto o carcerato in qualsiasi corte regia o baronale ed era esclusivamente soggetto, per cause civili e criminali. alla Regia Dogana
Le POSTE D’ ATRI: Si tratta di antiche locazioni divise in varie poste, collegate all’ allevamento transumante, in esse il diritto di pascolo era di tipo promiscuo venivano così chiamate in quanto 25(…o 29 ) di esse ricadevano nel territorio della città, ed erano identificate dal nome dei loro proprietari o da quello delle contrade ubicate sul territorio di Atri in cui venivano a trovarsi: S. Andrea Comune Di Casoli, Fonte Del Latte e Casa Delle Moniche, Maurizio Zuccaro, Cola Giudeo, Orazio Probo e Cola Pollotta In Piantara, Angelo Recchie, Leonzio Probo e Fabiano Brigotti, Cesare Probo, Ser Prancesco Fazii, Ser Cesare Forcella e Gio Antonio Tribuni, Gio Antonio Tribuna e Fenica-Cicerone, Not. Battista Fica Casciola e Andrea Firmano, S. Margherita Lo Schiazzo, Dante Probo e Colle Metano, Nicola Mazzetti, Fazio Fazii e olim Filamuso, Gioseppe Durante, Cavalier Flaminio De Sanctis, Antonio Francesco Crispo e Marc’Antonio Biaco, Dottor D. Francesco Bossica e Toccaterza, Federico Tribuno e Matano, Donna e Calabicce, Bora Casa Del Sole Di Macaragno, Palombara Di Macaragna, Emilio Dario e Mariano, Gioseppe Corvo, Francesco Firmano, Padula Riccitella e Spaccavecchia, Domenico Del Forno.
Le Poste d’Atri e i Regi Stucchi furono in tempo antico governati ed amministrati dal Doganiere, e dal governatore generale della regia dogana di foggia; assegnata la locazione si indicavano i nomi dei locati, la loro patria, il prezzo pattuito per gli erbaggi ,e la locazione era preceduta da pubblico bando in cui si stabiliva la giornata in cui comperare il pascolo; giorno che doveva essere necessariamente compreso entro un arco temporale tra il 10 e il 25 di Agosto. Tale bando veniva emesso e pubblicato nei mercati di Teramo, Civitella, Campli, Montorio e Atri, nella Valle Castellana, Montagna Di Roseto ed in altri luoghi accessibili e comodi del regno ed anche fuori dal regno; era il vincolante per i compratori degli erbaggi, che tali prati una volta locati, fossero usati esclusivamente per il pascolo e non per altre attività.
Nella normativa che regolamentava la Doganella era specificato una prescrizione connessa alla citta’ di Atri: vi era indicato che su tutto il suo territorio la distribuzione dell’ erba venisse fatta con l’ intervento del credenziere e di quattro periti: due appartenenti al luogotenente e due del Sindaco della città stessa a causa dei forti interessi che in tale trattativa commerciale Atri aveva.
Si precisava inoltre, sempre inerente la citta di Atri, che su tutto il suo territorio, nell’ arco temporale compreso tra la metà di gennaio e entro la metà di febbraio si facesse la numerazione delle capre e delle pecore ivi presenti, e che si consentisse di transitare a coloro che avrebbero pagato in tempo debito, impedendo di farlo a coloro che non l’ avessero ancora fatto.
La numerazione delle pecore rimaste nelle provincie d Abruzzo, era imposta dalla normativa della Dogana che si facesse ogni tre anni; ma ben presto queste direttive furono disilluse, iniziarono a moltiplicarsi le frodi e queste unitamente alle altre vicende di cui si è fatta menzione, negli anni segnò la parabola evolutiva di tale Istituzione.
Quella abruzzese, come visto è una civiltà, di stampo contadino e pastorale, di lunga durata e stabile nel tempo, le cui modalità espressive si sono affinate nel corso dei secoli senza mai contraddire un modo di vita, obbediente ad una normativa non scritta ma fortemente legata alla storia della cultura locale; storia che si rispecchia soprattutto nei suoi manufatti, o in quanto resta di essi.
Disperse dentro le campagne troviamo fabbricati che, isolatamente sono microstorie della civiltà del passato, ma che se osservate nel loro insieme, sono il monumento di tutta la struttura territoriale.
Oggi che la cultura pastorale in queste terre, rappresenta ormai un mondo fatalmente in estinzione i suoi oggetti della memoria, architettura compresa, sono divenuti il simbolo più immediatamente tangibile di questa civiltà scomparsa, e quindi riguardati come beni da difendere. Ma non potrà mai esservi un’efficace difesa della cultura agro-pastorale senza la preventiva tutela del suo territorio d’ appartenenza. Nonostante che tutelare il paesaggio sembri un fatto ormai acquisito, occorre ancora ribadire che è soprattutto la campagna nella sua interezza ad essere un monumento, e in quanto tale da dover salvaguardare e valorizzare in maniera adeguata.

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