I percorsi dei pastori teramani nei documenti di viaggio
CARMELA DI GIOVANNANTONIO - ARCHIVIO DI STATO TERAMO

Di ampia consistenza e di natura diversa sono i fondi archivistici, relativi all’antica pratica della transumanza delle greggi, conservati dall’Archivio di Stato di Teramo; tra questi le locali corti doganali, che hanno esercitato la propria giurisdizione nella provincia storica teramana durante i secoli. XVIII-XIX. Esse costituiscono un importante complesso documentario, ordinato e inventariato, la cui consultazione è imprescindibile per la ricerca di interesse locale e di indagine storica.
A tal fine si rinvia all'appendice documentaria, utile a tutti quei ricercatori che volessero approfondire lo studio e la conoscenza dell'attività della pastorizia praticata nel territorio abruzzese.
Per il presente lavoro, l'indagine archivistica si è concentrata sui fondi della Polizia borbonica e dell'Intendenza borbonica ed ha riguardato, in particolare, il rilascio della carta di passaggio, documento indispensabile alle persone che, per esercitare la propria professione, dovevano recarsi fuori dal Regno. Non facevano eccezione i pastori che avevano necessità di svernare gli armenti in terre ricche di erbe tenere.
Il 12 febbraio 1836 il Marchese del Carretto, Segretario di Stato della Polizia Generale, emana le disposizioni generali per il rilascio della carta di passaggio che sostituiscono le carte di sicurezza contemplate dal regolamento del 30 novembre 1821, abolito in sede di suddette disposizioni; in esse si stabilisce che “gli stranieri ed i regnicoli che si recheranno nella capitale o ne’comuni della provincia provenienti da paesi esteri, o dalle provincie dovranno provvedersi della carta di soggiorno”.
Tale permesso dovrà avere la durata di tre mesi e dovrà riportare i dati anagrafici del richiedente, la patria e la condizione sociale.
Gli importi dovuti dagli individui per ottenere l'autorizzazione, sono esplicitati dall'articolo 16: i nobili, proprietari e negozianti e persone dalle discrete condizioni economiche versano “grana cinquantadue” per Napoli e Provincia. La tassa dei contadini, vetturali e artigiani scende a grana venti.
Nessun tributo è dovuto dai pastori e dagli indigenti, ai quali viene rilasciata una carta di colore arancione che reca la scritta "gratis"; privilegio, questo, confermato dallo stesso Prefetto di Polizia con propria circolare 23 Luglio 1851.
Sono altresì previste sanzioni in caso di inosservanza delle disposizioni e si invitano il Prefetto di Polizia per la Capitale, gli Intendenti e Sottointendenti per le province, a vigilare affinché si rispetti fedelmente la normativa.
L’Intendente della Provincia, Marchese Spaccaforno, con propria circolare, dispone che i cittadini debbano dichiarare l’effettiva condizione sociale nel richiedere le carte di passaggio, perché ha constatato che sussistono false dichiarazioni per le quali nessuno dovrà restare impunito.
Al fine di agevolare la circolazione degli individui nell’intero Regno, viene disposto il prolungamento della durata della carta da quattro a sei mesi, ma i sindaci non dovranno accordare tali permessi a quelle persone sulle quali pendono capi d’imputazione, a quelle soggette alla leva e agli esercenti il contrabbando.
Ma “l’esperienza avendo dimostrato, che, valendo tali carte per un lungo periodo, [potessero] favorire colpevoli mire, e sottrarre alla giustizia coloro che per tal frattempo incorressero nei rigori della Legge; e d’altra parte scorgendosi che una durata troppo breve sarebbe in certa guisa di ostacolo al libero traffico da una all’altra Provincia inceppandone le comunicazioni ed il commercio a conciliare ambedue queste importanti vedute, stimo opportuno disporre che pel tratto avvenire le mentovate carte sieno valide per due mesi”.
Con la circolare dell’Intendente del 17 Luglio 1854 si prescrive che negli statini di richiesta dei passaporti fatta dai lavoratori per recarsi in altra Provincia, si debbano inserire i nominativi dei giovani di età minore che accompagnano il richiedente e il grado di parentela che intercorre; tutto ciò per contrastare il fenomeno dell’abbandono dei ragazzi partiti dai territori di residenza in compagnia degli operai i quali, giunti nella terra di destinazione non assicurando loro nessun tipo di lavoro, li affrancano, esponendoli alla miseria, alla corruzione e ad altre sciagure.
Strettamente legata all'allevamento degli ovini è la produzione della lana, principale oggetto di scambio commerciale e di incremento dell'arte manifatturiera, alla quale davano un notevole contributo le maestranze dei lanari e degli scardassieri che si recavano, soprattutto nello Stato Pontificio, per la pulitura delle lane e per la produzione dei panni di lana, il cui uso era comune a tutte le classi sociali.
La rassegna documentaria si arricchisce con l'apporto di una fonte inedita, rappresentata da un rendiconto sull'attività dell'industria delle pecore di Don Vincenzo Nardi che evidenzia non soltanto i vari negozi, come la vendita dei formaggi, degli armenti, delle lane che si praticavano nei centri di confluenza pastorale delle Puglie, ma fotografa il peggioramento dei costumi e dei tenori di vita dei pastori, sottoposti a fatiche, disagi e abbrutimento senza alcuna forma di difesa o protezione.