Tra le valli dell'Alto Vomano alla scoperta dei fasti barocchi negli altari lignei delle chiese campestri
Cosa Fare

Tipologia: Itinerari religiosi
Comune di partenza: Teramo   Provincia: Teramo
Comune di arrivo: Teramo   Provincia: Teramo
Lunghezza percorso: 70 km
Tempo di percorrenza: 1,3 h

Fruibilità:


Da vedere:
CESACASTINA - Cesacastina è il punto di partenza naturale per le escursioni al monte Gorzano e alla Valle delle Cento Cascate che si formano quando lo scioglimento delle nevi di alta quota gonfia torrenti e fiumiciattoli. Questa attrattiva si trova dove il Fosso dell’Acero scende a cascata verso valle con effetti spettacolari.




MONTORIO - vale la pena inerpicarsi fino al "Colle", la parte più alta e più antica del paese, dove sorgeva il Forte San Carlo, per godere di un bel panorama naturale ed architettonico con gli scorci del "Presepe" (così è definito Montorio visto da lontano).
PIETRACAMELA - il borgo, al quale si accedeva dal Rio della Porta, alcuni monumenti singolari come la Chiesa di San Giovanni e di San Rocco, le case medioevali, le edicole, le antiche iscrizioni spagnole su alcune case.
POGGIO UMBRICCHIO - Un punto strategico del paese è il Ponte Vecchio da cui si scoprono le Case sottoroccia, caratteristiche strutture edilizie silvo- pastorali, un tempo destinate ad abitazione dei pastori. Altra curiosità è rappresentata da un Mulino ad acqua situato sulla sponda sinistra del fiume Vomano che conserva ancora la grande macina e i canali di derivazione delle acque alimentate dal fiume e che forma cascate e vortici.

Da gustare:
Teramo - Le Virtù. E’ il piatto principe della cucina teramana. Lo si prepara e degusta una sola volta l’anno: il primo maggio, e la sua caratteristica "sociale" è di essere un piatto condiviso: non esiste famiglia che prepari le Virtù senza poi scambiarle con le altre famigli vicine o care. Secondo tradizione, esso richiede tre giorni e tre notti di preparazione. Gli ingredienti sono i legumi ed i rimasugli dell’antica madia: piselli, fave, carciofi, spinaci, cicoria, indivia, bietole, rape, sedani, zucchine, erbe ed erbette aromatiche, lenticchie, ceci, fagioli, farro e poi prosciutto, piedini di maiale, cotiche, pallottine di carne, pasta secca di molti formati e di molti colori, e pasta all'uovo di ogni tipo.
- Le mazzarelle. Coratella di agnello avvolta in foglie di indivia legate con budelline dello stesso agnello; se ne preparano due versioni: cotta in un soffritto e in umido, lasciata cuocere in un sughetto.
Fano Adriano - La scurpella: è la nobile crepe delle montagne abruzzesi, che si mangia con un poco d'olio senza condimenti. Nonostante si tratti di un piatto semplice, nell’impasto di farina e acqua, la sua realizzazione prevede grandi capacità tecniche ed esperienza. Costitutiva l'elemento base, sostitutivo del pane, dell'alimentazione dei pastori che rimanevano per mesi nei pascoli di montagna.
Montorio al Vomano - Il Bocconotto, è un dolce di antica tradizione montoriese. Viene realizzato con uova, mandorle, olio d'oliva, limone, marmellata di uva e prugne. Si accompagna con un buon bicchiere di vino rosso locale.
- La Pizza dolce si prepara con pan di spagna e crema pasticciera. Viene guarnita con mandorle tritate, cannella, cacao amaro. È costituito da più strati, secondo i puristi addirittura 7 e non può mancare l’alchermes.
Crognaleto - La Ventricina è un insaccato costituito da un amalgama cremoso di grasso suino e carne magra, condito abbondantemente con spezie e peperoncino ed insaccati nello stomaco o nella vescica dell'animale. Si mangia spalmata sul pane.
A Pietracamela sono famosi ed apprezzati certi antipasti con sedano e cacio marcetto.

Descrizione:

Tutto l'itinerario può essere percorso, in auto o con altri mezzi, lungo la SS 80, una vecchia strada ormai diventata storica, che si arrampica su per i valichi del Gran Sasso e dei Monti della Laga, tra boschi, pascoli immensi ed antichi borghi. Il massiccio del Gran Sasso, soprannominato “il Gigante che dorme” , per la caratteristica conformazione delle sue  rocce, e’ costituito da una lunga dorsale che si estende dal Passo delle Capannelle al Vado di Sole, lungo l’antica Via Salaria.
Peculiarità di queste montagne sono date dalla ricchezza e varietà della flora e della fauna; circa 2300 sono le specie vegetali superiori, 2600 le specie vegetali, 40 le specie di piante a rischio di estinzione, 81 patriarchi arborei tutelati; una  ricca fauna  tra cui i camosci appenninici, i lupi, i cervi, i falchi pellegrini e le aquile reali, ed infine una estrema varietà di paesaggi; tutto custodito dall'Ente Parco. Entro il perimetro del Parco, nonostante la relativa brevità delle distanze, si possono scoprire panorami estremamente diversificati. I Monti della Laga sono un autentico piacere per gli spettacoli che regala: boschi selvaggi ed inviolati che si arrampicano su lastroni di pietra arenaria; i pascoli immensi, gli abbondantissimi torrenti, i borghi solitari. Tutto questo è in apparente contrasto con la vicina catena del Gran Sasso dove più densa è l’umanizzazione, espressa nelle colline tappezzate di vigneti e di orti, nei vivaci paesi, nelle pregevoli architetture, nelle storie vissute. La diversità dei luoghi e delle identità si manifesta soprattutto nella tipicità dell’artigianato artistico e nella ricchezza dei sapori e delle proposte della gastronomia. Tipicità comune è invece la ricchezza di boschi, che qui non rappresentano solo una mera attività produttiva: c’è un magico legame tra la materia-legno,  il bosco e l’uomo; un antico rapporto mistico-sacrale tra l’albero e l’uomo, per cui l’uno, come simbolo della vita  e della fecondità, si mette in relazione simbolica con l’altro.

Con questo itinerario, cercheremo di raccontare la Storia dei luoghi e le storie degli uomini, attraverso gli altari lignei barocchi, veri gioielli di artigianato locale, che racchiudono l’essenza più autentica  dei luoghi e l’anima degli uomini che vi abitano. La materia di cui essi sono costituiti  il legno dei boschi; la tecnica è la manualità dei maestri d’ascia delle montagne, in particolare degli artigiani di Fano Adriano, che seppero trasformare un’attività di sussistenza come l’intaglio ligneo, in autentica arte, affinando mano a mano uno stile caratterizzante. Profondi conoscitori della materia, essi ne furono artefici ed artisti, nonché sacerdoti di antichi rituali di lavorazione. Prima di realizzare un’opera, valutavano svariati fattori che potevano inficiare la qualità del legno, come l'esposizione al sole, la vicinanza all'acqua, l'inclinazione del pendio e le fasi lunari. Nell'esecuzione delle sculture essi privilegiavano alcune essenze come per esempio  la quercia ed il noce, vecchi alberi abbattuti in autunno o all'inizio dell'inverno, il cui tronco veniva svuotato e lasciato a bagno nei fiumi, per eliminare il tannino che causa il deterioramento del legno. Particolare attenzione era riservata agli arnesi:  scalpelli e piccole lame, punteruoli e pialle, fabbricati personalmente dai maestri. Le opere si ispiravano alle tendenze  artistiche del momento, in particolare fiamminghe , napoletane, o veneto-friulanie, rielaborate, reinterpretate e riadattate dagli artigiani a forme più modeste e popolari. Si evidenziano,comunque, la ricerca del movimento, dell'energia e dell'effetto drammatico, secondo i canoni dello stile barocco, fatto di forti contrasti di luce e ombra, di superfici curve e  di decorazioni, che qui si traducono nell’eccesso di forme floreal-vegetali, di nudi, di colonne tortili, di putti, di rosette e festoni, senza dimenticare la “funzione abbagliante” della doratura che rimanda  alla ritualità popolare di ascendenza pagana.

Il punto ideale di partenza è Teramo da dove si imbocca la SS 80 nel tratto più antico, per raggiungere Montorio al Vomano e visitare nella piazza Orsini, la parrocchiale di San Rocco con i magnifici altari del XVII sec. Lasciata Montorio, si percorre la statale 80 per circa 10 Km, per imboccare poi nel territorio del Comune di Crognaleto, la Sp 42, fino a scorgere quel presepe di case che si confonde con l’arenaria delle rocce, che è Poggio Umbricchio, per visitare la parrocchiale di Santa Maria Lauretana. Da qui, dopo aver ripreso la strada maestra s'imbocca la Provinciale 44, proseguendo per  Fano Adriano, dove la nostra meta sarà  la chisa parrocchiale di San Pietro, davvero ricca di gioielli lignei quali il soffitto a cassettoni, i tre altari, il magnifico organo. Abbandoniamo Fano Adriano per imboccare la SP 44 alla volta di Intermesoli, il "paese di mezzo" nel quale si gode della perfetta armonia tra presenza dell'uomo e paesaggio naturale e dove, nella parrocchiale di San Rocco si ammirano i tre altari secenteschi del Maestro Carlo Riccioni. Si prosegue inerpicandosi su per la SP 43 per raggiungere Pietracamela, uno dei comuni più "alti" e meno popolosi della provincia, aggrappato al Gran Sasso, conserva gelosamente un criptico dialetto ed una forte devozione per il patrono San Leucio al quale è dedicato un prezioo altare settecentescoall'interno dell'omonima chiesa, assieme al meno fastoso altare della madonna del Rosario. L'ultima tappa del nostro itinerario è Cesacastina, frazione di Crognaleto e si raggiunge seguendola Sp 43 fino a Fano Adriano,imboccando poi  l’ultimo ramo della statale 80  fino ad Aprati, e quindi  la SP 45 fino a Cesacastina a 1150 metri s.l.m, dove si apre una splendida terrazza da cui godersi la  veduta del Gran Sasso. In una delle quattro contrade, la Villa,  sorge la seicentesca Chiesa di S.Pietro e S.Paolo con una pianta a croce, aredata con altari barocchi di legno dorato e policromo caratterizzati da nicchie con le statue lignee dei SS. Pietro e Paolo e da colonne tortili con decori vegetali.
Dopo aver assaporato la scenografia dei paesaggi, i colori dell'arte e la succulenza del cibo si riprende la via del ritorno alla volta di Teramo, percorrendo la SP 47 fino a Valle San Giovanni, poi imboccando la SP 46 per Frondarola e di qui, al bivio riprendendo la SS 80 che porta in citt? . Una volta a Teramo, per chiudere in bellezza è d'obbligo la visita al cuore più antico e suggestivo con la Cattedrale, soffermandosi in paricolare in Sagrestia per ammirare l'austero altare ligneo con i dipinti del polacco Majewski; e poi una capatina "furi le mura", proprio sulla riva del fiume Tordino, per vedere l'ultimo, opulento altare di legno dorato, con tele di Majewski, della chiesola di San Giuseppe, che sta a vigilare sulle acque del fiume a protezione della città .

Link utili:
Pietraamela Punti Informativi del Parco dal 03.07.2008 ORARI E GIORNI DI APERTURA: PIETRACAMELA - Tel. 0861/955005 Giovedi-Venerdi-Sabato-Domenica dalle 10.00 alle 13.00 dalle 14.00 alle 19.00 PRATI DI TIVO - Tel. 0861/959619 Lunedi-Martedi-Mercoledi-Sabato-Domenica dalle ore 10.00 alle ore 13.00 dalle ore 14.00 alle ore 19.00.